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FuoriFuoco02

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Rompere gli schermi

 

Rompere gli schermi. Non soltanto aprire i cinema intesi come strutture fisiche ed immobili, ma riaprire l’esperienza cinematografica. Riappropriarsi di quest’arte non soltanto da placidi spettatori, ma rendendola esperienza attiva; semplicemente parlarne ma anche utilizzare il cinema come mezzo per raccontare o comprendere una società in cambiamento. Questo abbiamo voluto, con la rassegna di Fuori Fuoco, raccontare su due livelli un mondo che cambia. E lo facciamo attraverso film che ci raccontano spaccati di società comuni ma lontane dai circuiti mediatici, sensibilità ai margini ed esperienze che abbiamo rimosso ma che stanno alla base del nostro mondo. Con questa edizione estiva di Fuori Fuoco, Visionaria inaugura una rassegna caratterizzata dalla scelta di autori e film lontani dai tradizionali circuiti distributivi, film dai soggetti forti e nati da personalità autoriali fuori dal comune. Il caso poi del film friulano “La terra nel sangue” è emblematico: un tentativo di produrre un film partendo dal basso, raccontando il proprio territorio e le proprie radici autoproducendosi. Un’esperienza che negli ultimi anni non è più così impensabile o lontana dalla realtà. Nella nostra rassegna abbiamo voluto inserire, non a caso, anche un documentario: il bel lavoro di Claudia Tosi che racconta la rinascita, o il tentativo di una rinascita, di Mostar e di una società multietnica. Il documentario negli ultimi anni sta infatti vivendo una vera e propria “primavera” e per questo in una rassegna che promuove l’impegno indipendente non poteva mancare. È questo tipo di produzione - nata grazie all’abbattimento dei costi che ha seguito lo sviluppo del digitale - che ha riportato l’attenzione sul documentario e ha riaperto le porte dei cinema anche a questo genere consentendo all’Italia di ricoprire lo iato, a differenza di altri paesi europei, la vedeva priva di una solida e articolata cultura del documentario, patrimonio esclusivo del coraggioso lavoro di pochi maestri indipendenti. Le produzioni indipendenti oggi sono molte: film anche di alto valore ma che spesso sono destinati all’invisibilità. Un’associazione come la nostra deve chiedersi cosa fare per avviare una rivoluzione anche nella distribuzione: individuare, oltre ai festival, i canali per dare visibilità a questo tipo di produzione. Ci sono poi i casi altamente significativi di film autoprodotti, con la partecipazione della troupe agli eventuali proventi, film che spesso restano nel cono d’ombra creato dalle grandi produzioni ma che in alcuni casi riescono ad emergere, a diventare casi e da casi veri e propri campioni, mettendo d’accordo critica e pubblico. Il nostro impegno è di aiutare questo cinema ad emergere e di offrire al pubblico della nostra provincia una nuova e diversa esperienza cinematografica.
 
Giuseppe Gori Savellini
 
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